Patologie edilizie
Condensa, infiltrazione o umidità di risalita? Come capire da dove arriva l’umidità
Una macchia compare sulla parete.
L'intonaco cambia colore, inizia a sfogliarsi oppure compaiono piccoli punti neri.
La prima domanda è quasi sempre la stessa:
“È condensa oppure entra acqua?”
A volte la risposta è abbastanza evidente. Una macchia sul soffitto comparsa immediatamente dopo un temporale, sotto una copertura chiaramente danneggiata, lascia pochi dubbi.
In molti altri casi, invece, distinguere condensa, infiltrazione, perdita d'acqua e umidità di risalita non è così semplice come può sembrare.
Aspetto e posizione della macchia forniscono informazioni importanti, ma raramente costituiscono da soli una diagnosi certa.
Due problemi completamente differenti possono produrre manifestazioni apparentemente simili.
E può verificarsi anche il contrario: nella stessa parete possono essere presenti contemporaneamente più cause.
Per questo il primo obiettivo non dovrebbe essere scegliere un prodotto antimuffa, una pittura impermeabilizzante o un trattamento contro l'umidità.
La domanda corretta è:
“Da dove arriva realmente quest'acqua e quale meccanismo la mantiene?”

Umidità e muffa non sono la stessa cosa
Prima di distinguere le cause è utile chiarire due termini che vengono spesso utilizzati come sinonimi.
L'umidità è una condizione fisica.
La muffa è una crescita biologica favorita dalla presenza di condizioni ambientali adatte, in particolare da un'elevata disponibilità di umidità.
Una parete può quindi essere umida senza presentare muffa.
Allo stesso modo una superficie può sviluppare muffa anche senza essere visibilmente bagnata e senza presentare gocce di condensa evidenti.
Osservare semplicemente:
“c'è muffa”
non ci dice quindi ancora da dove provenga l'umidità che ne ha favorito la crescita.
Le principali cause di umidità in un edificio
Semplificando, i fenomeni più frequenti possono essere ricondotti a:
- condensa superficiale;
- infiltrazione di acqua meteorica;
- perdite di impianti o tubazioni;
- umidità proveniente dal terreno;
- umidità residua di costruzione;
- difetti delle impermeabilizzazioni;
- condensazioni interne alle stratigrafie;
- combinazioni di più fenomeni.
In questo approfondimento ci concentreremo soprattutto sui tre casi che più frequentemente vengono confusi:
CondensaL'acqua presente nell'aria incontra una superficie fredda.
InfiltrazioneL'acqua entra fisicamente nella costruzione.
Umidità di risalitaL'acqua proveniente dal terreno risale nei materiali porosi.
senza però dimenticare che una diagnosi deve considerare anche le altre possibili sorgenti.
1. Umidità da condensa: quando l'acqua arriva dall'aria
La condensa superficiale non deriva necessariamente da acqua che attraversa la muratura.
L'acqua è già presente nell'ambiente sotto forma di vapore acqueo.
Docce, cucina, persone, asciugatura dei vestiti e normali attività domestiche immettono continuamente vapore nell'aria.
Se quest'aria entra in contatto con una superficie sufficientemente fredda, l'umidità relativa in prossimità della parete aumenta.
In condizioni particolarmente critiche può essere raggiunto il punto di rugiada, con formazione di acqua liquida.
Ma la muffa può trovare condizioni favorevoli anche prima che compaiano goccioline visibili.
Dove compare più frequentemente la condensa?
Le zone tipiche sono quelle caratterizzate da temperature superficiali più basse o da scarsa circolazione dell'aria:
- angoli tra pareti esterne;
- incontro tra parete e soffitto;
- contorno dei serramenti;
- spallette;
- cassonetti;
- pilastri e travi;
- dietro armadi e mobili;
- dietro le testiere dei letti;
- locali poco riscaldati;
- bagni;
- camere da letto.
Una distribuzione geometrica molto precisa può suggerire la presenza di un ponte termico.
La condensa è inoltre generalmente più frequente durante la stagione fredda, quando aumenta la differenza fra temperatura interna ed esterna.
Quali indizi fanno pensare alla condensa?
Nessuno di questi elementi costituisce da solo una prova definitiva, ma sono indizi utili:
- piccoli punti neri o colonizzazione diffusa;
- presenza negli angoli;
- muffa dietro mobili;
- fenomeno più intenso in inverno;
- condensa sui vetri;
- elevata umidità relativa interna;
- assenza di una relazione evidente con la pioggia;
- superficie più fredda rispetto alle zone circostanti.

2. Umidità da infiltrazione: quando l'acqua entra nella costruzione
Nel caso dell'infiltrazione il meccanismo è completamente differente.
Qui l'acqua entra fisicamente nell'edificio attraverso un difetto, una discontinuità o un elemento non più perfettamente impermeabile.
Può provenire, per esempio, da:
- copertura;
- tegole danneggiate;
- scossaline;
- gronde;
- pluviali;
- terrazzi;
- balconi;
- pareti esterne;
- fessure;
- giunti;
- davanzali;
- serramenti;
- impermeabilizzazioni deteriorate.
Una delle informazioni più importanti è spesso il rapporto tra il fenomeno e gli eventi meteorici.
Una macchia che aumenta dopo la pioggia e successivamente si attenua durante periodi asciutti rende plausibile la presenza di un'infiltrazione meteorica.
Ma anche questa non è una regola assoluta.
Il punto in cui vediamo l'acqua non è necessariamente quello in cui entra
Questo è uno degli aspetti più importanti da comprendere quando si analizza un'infiltrazione.
È molto naturale pensare:
“Se l'acqua gocciola qui, il difetto deve essere esattamente sopra.”
In realtà, molto spesso non è così.
Una volta penetrata all'interno di una struttura, l'acqua può seguire percorsi anche relativamente lunghi prima di diventare visibile nell'ambiente interno.
Può muoversi:
- lungo l'interfaccia fra materiali differenti;
- lungo una guaina;
- attraverso giunti e cavità;
- lungo elementi strutturali;
- negli interstizi di un solaio;
- in prossimità degli elementi di alleggerimento;
- attraverso piccole fessure o cavillature;
- seguendo la pendenza locale degli strati;
- fino a trovare il punto dal quale riesce più facilmente a percolare.
La gravità porta naturalmente l'acqua verso il basso, ma il percorso reale dipende dalla geometria e dalla stratigrafia della costruzione.
↓
penetrazione nel pacchetto costruttivo
→ → → spostamento laterale → → →
↓
fessura, giunto o punto debole
↓
Macchia o gocciolamento visibile all'interno
Il punto di ingresso e il punto di uscita possono trovarsi anche a una certa distanza tra loro.
Un esempio: terrazzo sopra un solaio
Consideriamo un terrazzo impermeabilizzato posto sopra un locale interno.
Una piccola discontinuità della guaina può permettere all'acqua meteorica di penetrare nel pacchetto.
Da quel punto l'acqua può:
- raggiungere il solaio;
- muoversi lungo un'interfaccia;
- seguire giunti o cavità;
- propagarsi negli interstizi;
- accumularsi localmente;
- trovare una cavillatura dell'intradosso;
- percolare nel locale sottostante.
Nei solai realizzati con sistemi tipo predalles, ad esempio, la presenza di differenti materiali, giunti ed elementi di alleggerimento può offrire percorsi preferenziali lungo i quali l'acqua riesce a spostarsi prima di diventare visibile.
Questo significa che osservare semplicemente la verticale della macchia dall'interno può essere insufficiente e, in alcuni casi, fuorviante.
Un caso reale: ingresso laterale e gocciolamento due metri più distante
Un esempio particolarmente significativo può verificarsi su un terrazzo.
All'interno il gocciolamento compare in prossimità di un lucernario.
La prima ipotesi, del tutto comprensibile, è che il problema riguardi:
- il lucernario;
- il suo raccordo;
- la relativa impermeabilizzazione.
Un'indagine più approfondita può invece evidenziare una situazione completamente diversa.
In un caso reale, l'acqua penetrava attraverso un punto debole della guaina situato lateralmente sul terrazzo e diventava visibile circa due metri più distante, in prossimità del lucernario.
L'acqua, una volta entrata nel pacchetto, aveva seguito un percorso all'interno della struttura fino a trovare un punto dal quale riusciva a percolare.
Il lucernario era quindi vicino al punto di uscita dell'acqua, non necessariamente al punto nel quale questa entrava.
Questo esempio evidenzia un principio fondamentale:
La posizione della macchia indica dove l'acqua si manifesta, non necessariamente dove ha origine l'infiltrazione.
Perché questo complica la diagnosi?
Perché non basta cercare il difetto sopra la macchia.
Occorre ricostruire come l'acqua può muoversi all'interno della costruzione.
Diventano quindi importanti:
- configurazione del solaio;
- pendenze;
- stratigrafia;
- posizione delle impermeabilizzazioni;
- giunti;
- scarichi;
- lucernari;
- soglie;
- risvolti;
- raccordi;
- fessurazioni;
- sequenza temporale rispetto alla pioggia.
In alcuni casi può essere opportuno effettuare prove selettive di bagnatura, interessando progressivamente porzioni limitate della superficie per cercare di identificare la zona dalla quale l'acqua penetra.
Anche queste prove devono essere pianificate.
Bagnare contemporaneamente una superficie troppo grande rischia infatti di rendere ancora più difficile individuare l'origine del fenomeno.

Il punto visibile è un indizio, non una diagnosi
La posizione della macchia rimane utile.
Ma deve essere considerata come il punto nel quale l'acqua manifesta il problema.
Questo concetto è particolarmente importante per:
- terrazzi;
- coperture piane;
- balconi;
- solai;
- controsoffitti;
- coperture inclinate;
- facciate con intercapedini;
- sistemi impermeabili complessi.
Quali indizi fanno pensare a un'infiltrazione?
Possibili segnali sono:
- macchia molto localizzata;
- alone con bordi abbastanza definiti;
- variazione evidente dopo precipitazioni;
- intonaco gonfio;
- sfogliamento della pittura;
- gocciolamento;
- materiali realmente bagnati;
- localizzazione vicino a coperture, terrazzi o serramenti;
- presenza esterna di fessure o elementi deteriorati.
Ma anche un'infiltrazione può favorire successivamente la muffa.
Presenza di muffa ≠ prova di condensa.
Un'infiltrazione può semplicemente mantenere la superficie abbastanza umida da consentire anche una colonizzazione biologica.
3. Perdite dagli impianti: quando l'acqua non dipende dalla pioggia
Una macchia può provenire anche da:
- tubo dell'acqua;
- scarico;
- impianto di riscaldamento;
- condensa di un climatizzatore;
- sifone;
- doccia;
- vasca;
- impermeabilizzazione di un bagno.
In questi casi il comportamento può sembrare più difficile da interpretare perché non c'è alcun rapporto con la pioggia.
Può essere invece importante la relazione con l'utilizzo.
Per esempio:
- “la macchia aumenta dopo l'utilizzo della doccia del piano superiore”;
- “la pressione dell'impianto di riscaldamento diminuisce lentamente”;
- “l'umidità compare soltanto quando viene utilizzato uno specifico scarico”.
Ricostruire quando il fenomeno aumenta può essere importante quasi quanto osservare dove compare.
4. Umidità di risalita: che cosa significa realmente?
L'umidità di risalita è probabilmente una delle diagnosi più frequentemente formulate quando compare un degrado nella parte inferiore di una parete.
Ma è anche una delle situazioni nelle quali occorre maggiore prudenza.
Il fenomeno della risalita capillare è reale.
Si verifica quando l'acqua presente nel terreno entra in contatto con materiali porosi e risale attraverso la loro rete capillare.
Mattoni, malte e alcuni materiali lapidei possiedono infatti pori in grado di assorbire e trasportare acqua.
Il principio è simile, semplificando, a ciò che accade quando un materiale assorbente viene messo a contatto con l'acqua dalla parte inferiore.
Perché l'acqua non sale indefinitamente?
Contemporaneamente alla risalita avviene anche:
Evaporazione.
L'acqua risale attraverso la muratura, ma una parte evapora dalle superfici.
Si crea quindi un equilibrio fra:
- quantità di acqua proveniente dal basso;
- capacità capillare della muratura;
- velocità con cui l'acqua riesce a evaporare.
Per questo l'umidità di risalita interessa prevalentemente le zone inferiori delle murature a contatto con il terreno.
L'altezza raggiunta non è però fissa.
Dipende da:
- materiali;
- dimensione dei pori;
- spessore della muratura;
- rivestimenti;
- capacità evaporativa;
- sali;
- condizioni ambientali.
Non utilizzare quindi regole del tipo:
“se arriva fino a un metro è sicuramente risalita”.
La forma della fascia umida è un indizio, non una diagnosi automatica.
Un elemento fondamentale: i sali
L'acqua proveniente dal terreno può trasportare nella muratura sali solubili.
Quando l'acqua evapora, questi sali possono:
- rimanere all'interno dei materiali;
- cristallizzare;
- comparire sulla superficie;
- danneggiare intonaci e finiture.
Si possono osservare:
- efflorescenze biancastre;
- intonaco pulverulento;
- distacchi;
- pittura che sfoglia;
- deterioramento nella fascia inferiore della parete.
Alcuni sali sono inoltre igroscopici.
Possono cioè assorbire umidità dall'aria.
Questo complica ulteriormente la diagnosi:
Una parete contaminata da sali può continuare a presentare elevata umidità superficiale anche quando la sorgente originaria d'acqua è stata ridotta o eliminata.
Come si presenta tipicamente una possibile risalita?
Gli elementi che possono suggerire questa ipotesi sono:
- problema nella parte bassa della parete;
- muratura a contatto con il terreno;
- piano terra, seminterrato o cantina;
- intonaco degradato dal basso;
- efflorescenze saline;
- fascia di alterazione relativamente continua;
- deterioramento dello zoccolo;
- assenza o inefficienza di una barriera contro l'umidità;
- quota del terreno esterno problematica;
- pavimentazioni o intonaci che possono bypassare una barriera esistente.
Ma è fondamentale ribadire:
Questi elementi permettono di formulare un'ipotesi, non di dichiarare automaticamente che si tratti di risalita.

Perché la risalita può essere confusa con altri problemi?
Immaginiamo una parete al piano terra con intonaco deteriorato nei primi 60-80 cm.
Potrebbe trattarsi di risalita.
Ma potrebbe anche dipendere da:
- acqua meteorica che bagna continuamente lo zoccolo;
- perdita sotto pavimento;
- terreno esterno troppo alto;
- impermeabilizzazione deteriorata;
- acqua laterale proveniente da una parete controterra;
- condensa su una muratura estremamente fredda;
- sali già presenti;
- più fenomeni contemporaneamente.
Per questo diagnosticare una risalita esclusivamente da una fotografia o dall'altezza della macchia è rischioso.
Attenzione ai misuratori di umidità utilizzati da soli
Gli strumenti portatili che vengono appoggiati alla superficie o utilizzano puntali sono molto utili per una prima mappatura.
Permettono di confrontare:
- parte inferiore;
- parte superiore;
- zone apparentemente asciutte;
- zone interessate dal fenomeno.
Ma un valore elevato non significa automaticamente:
“qui c'è questa precisa percentuale di acqua”
e soprattutto non significa:
“questa è sicuramente risalita”.
Le letture possono essere influenzate da:
- sali;
- materiale;
- densità;
- composizione;
- finitura superficiale.
Questi strumenti sono quindi molto utili per individuare dove approfondire, ma la loro lettura deve essere interpretata.
Come si distingue realmente la causa?
Non esiste un unico strumento capace di fornire sempre la risposta.
La diagnosi nasce normalmente dall'insieme di più informazioni.
1. Osservazione e storia del problema
Prima di utilizzare strumenti è utile capire:
Dove compare?
- alto;
- basso;
- angolo;
- centro parete;
- soffitto;
- vicino a serramenti;
- vicino a tubazioni.
Quando compare?
- inverno;
- tutto l'anno;
- dopo la pioggia;
- dopo docce;
- dopo l'utilizzo di determinati impianti.
Da quanto tempo?
Sono stati effettuati lavori?
- cappotto;
- serramenti;
- pavimentazioni;
- impermeabilizzazioni;
- lavori esterni;
- modifiche agli impianti.
2. Ispezione dell'esterno e delle zone circostanti
Una parete umida va osservata anche dall'altra parte.
Devono essere controllati, quando pertinenti:
- gronde;
- pluviali;
- scossaline;
- coperture;
- balconi;
- davanzali;
- giunti;
- crepe;
- terreno;
- pavimentazioni;
- pozzetti;
- impermeabilizzazioni;
- scarichi.
In presenza di terrazzi, solai e coperture la verifica non deve limitarsi alla porzione geometricamente corrispondente alla macchia interna.
È spesso necessario analizzare un'area più ampia e ricostruire i possibili percorsi dell'acqua all'interno della stratigrafia.
3. Monitoraggio di temperatura e umidità
Per verificare una possibile condensa è molto utile registrare:
- temperatura interna;
- umidità relativa;
- eventualmente temperatura esterna.
Un datalogger lasciato in ambiente per alcuni giorni può fornire informazioni molto più interessanti di una lettura istantanea.
Permette di capire:
- cosa succede durante la notte;
- quanto aumenta l'umidità nelle camere;
- quanto incide una doccia;
- quanto rapidamente l'ambiente ritorna a condizioni normali.
4. Temperatura superficiale e termografia
La termografia può aiutare a individuare:
- ponti termici;
- zone fredde;
- discontinuità dell'isolamento;
- anomalie termiche;
- possibili percorsi associati all'umidità.
Ma la termocamera non misura direttamente la quantità di acqua presente nella muratura.
Una zona termicamente differente potrebbe essere causata da:
- ponte termico;
- materiale umido;
- corrente d'aria;
- diversa geometria;
- differente materiale.
La termografia deve quindi essere interpretata insieme agli altri dati.
5. Mappatura dell'umidità
Le misure superficiali possono essere utilizzate in maniera comparativa per costruire una mappa della parete.
Per esempio:
alto → medio → basso
oppure:
zona sana → bordo della macchia → centro della macchia.
La distribuzione dei valori può essere molto più utile del singolo numero.
6. Quando servono saggi e analisi invasive?
In molti casi è possibile raggiungere una diagnosi sufficientemente attendibile senza demolire nulla.
Quando però:
- i dati sono contraddittori;
- il problema è persistente;
- sono possibili più cause;
- bisogna confermare una possibile risalita;
- è necessario verificare una stratigrafia;
- si sospetta una perdita nascosta;
- occorre attribuire con maggiore sicurezza la causa;
- esiste una contestazione tecnica;
può essere opportuno procedere con saggi localizzati o prelievi di materiale.
Questo non significa demolire indiscriminatamente.
Significa effettuare indagini mirate nei punti realmente significativi.
Che cosa si può verificare con un saggio?
A seconda del caso è possibile:
- rimuovere localmente una porzione di intonaco;
- verificare la stratigrafia;
- controllare una cavità;
- verificare una guaina;
- individuare una tubazione;
- verificare la presenza di una barriera contro l'umidità;
- prelevare materiale a diverse profondità;
- prelevare campioni a differenti altezze.
Prelievi a diverse altezze: ricostruire il profilo di umidità
Se si sospetta una risalita, può essere utile prelevare materiale, per esempio, a:
- 20 cm dal pavimento;
- 50 cm;
- 100 cm;
- 150 cm;
- eventualmente anche a profondità differenti.
L'obiettivo non è semplicemente stabilire:
“il muro è umido”.
Serve a ricostruire un profilo verticale dell'umidità.
Una distribuzione compatibile con una sorgente proveniente dal terreno può rafforzare l'ipotesi di risalita.
Una distribuzione differente può orientare verso altre cause.
I risultati devono comunque essere interpretati considerando:
- materiale;
- sali;
- rivestimenti;
- condizioni ambientali;
- geometria della muratura.
Analisi dei sali
Quando si sospetta umidità proveniente dal terreno può essere utile anche verificare i sali presenti.
La loro natura e distribuzione possono fornire informazioni sulla storia del materiale.
Anche questo dato, però, non deve essere interpretato da solo.
La presenza di sali può dipendere anche da:
- materiali originari;
- precedenti infiltrazioni;
- contaminazioni;
- utilizzi storici dell'edificio.
Prove gravimetriche e analisi sul materiale
Quando serve una valutazione più affidabile del contenuto d'acqua possono essere utilizzati metodi che prevedono il prelievo di campioni.
A seconda della metodologia possono essere effettuate:
- determinazioni gravimetriche;
- essiccazione controllata;
- metodo al carburo;
- altre analisi specifiche.
Sono prove più invasive rispetto a una lettura superficiale, ma possono fornire informazioni che un semplice strumento appoggiato alla parete non è in grado di dare.

Non sempre esiste una sola causa
È perfettamente possibile che più fenomeni siano presenti contemporaneamente.
Una vecchia parete al piano terra potrebbe avere:
- un certo apporto di umidità dal terreno;
- sali;
- un ponte termico;
- elevata umidità interna;
- scarsa ventilazione.
La superficie può diventare così particolarmente favorevole alla muffa.
In un caso del genere chiedersi:
“È condensa oppure risalita?”
potrebbe essere la domanda sbagliata.
La risposta potrebbe essere:
“sono presenti entrambi i fenomeni e si amplificano reciprocamente.”
Come leggere la posizione della macchia
La geometria del fenomeno è utile per formulare ipotesi, ma non deve diventare una diagnosi fai-da-te.
Puntini neri negli angoli e dietro i mobili
Fa pensare soprattutto a:
condensa / elevata umidità superficiale
da verificare insieme a ventilazione, temperatura e ponti termici.
Macchia sul soffitto sotto una copertura
Fa pensare soprattutto a:
infiltrazione o perdita
specialmente se varia con la pioggia.
Ma attenzione:
Il punto di ingresso potrebbe essere distante dalla macchia visibile.
Alone attorno a una finestra
Possibili cause:
- infiltrazione dal serramento;
- raccordo esterno;
- ponte termico;
- condensa.
Fascia deteriorata nella parte inferiore di una parete al piano terra
Possibili:
- risalita;
- acqua laterale;
- quota del terreno;
- perdita;
- sali;
- condensa su una parete molto fredda.
Macchia in corrispondenza di una tubazione
Valutare anche:
perdita impiantistica.
Macchia che varia con gli eventi meteorici
L'infiltrazione diventa una delle prime ipotesi da verificare, senza però presumere che il punto di ingresso corrisponda alla verticale della macchia.

Come si interviene sulla condensa?
Se il problema è prevalentemente termoigrometrico, le possibili azioni possono comprendere:
- miglioramento della ventilazione;
- riduzione dell'eccesso di umidità interna;
- corretto utilizzo di estrattori o VMC;
- temperature interne più uniformi;
- miglioramento di eventuali ponti termici;
- maggiore circolazione dell'aria dietro i mobili;
- verifica di serramenti e modalità di ventilazione.
Solo dopo aver corretto la causa ha senso procedere alla bonifica e al ripristino delle superfici.
Come si interviene su un'infiltrazione?
Il principio è differente:
Bisogna interrompere il percorso dell'acqua alla sua origine.
A seconda del caso può essere necessario intervenire su:
- copertura;
- guaina;
- scossalina;
- pluviale;
- giunto;
- serramento;
- facciata;
- balcone;
- terrazzo;
- impianto.
Una volta eliminato l'ingresso dell'acqua occorre considerare che la struttura non asciuga immediatamente.
Applicare nuove finiture su materiali ancora molto umidi può provocare:
- distacchi;
- sfogliamento;
- degrado;
- nuove efflorescenze.
Come si interviene sull'umidità di risalita?
Evitare completamente soluzioni universali.
Prima è necessario capire perché la muratura riceva acqua dal terreno.
Devono essere verificati, a seconda della costruzione:
- presenza di una barriera contro l'umidità;
- sua continuità;
- eventuali ponti della barriera;
- quota del terreno esterno;
- pavimentazioni;
- drenaggi;
- perdite interrate;
- pareti controterra;
- caratteristiche della muratura.
Solo dopo la diagnosi può essere scelto l'intervento.
In determinate situazioni possono essere valutati:
- ripristino o realizzazione di una barriera;
- sistemi di iniezione compatibili con la muratura;
- interventi fisici;
- correzione delle quote esterne;
- drenaggi;
- sistemazione di perdite;
- interventi sulle pareti controterra.
La soluzione dipende dalla costruzione reale, non soltanto dall'aspetto della macchia.
E dopo aver fermato l'acqua?
Può rimanere ancora molto da fare.
La muratura può contenere:
- acqua residua;
- sali;
- intonaci ormai compromessi.
Può quindi essere necessario:
- attendere l'asciugatura;
- rimuovere intonaci degradati;
- gestire la contaminazione salina;
- utilizzare cicli di ripristino compatibili.
Negli edifici più vecchi, soprattutto, l'utilizzo indiscriminato di rivestimenti estremamente impermeabili può modificare i percorsi di evaporazione e rischiare di spostare il problema anziché eliminarlo.
Perché “una mano di antimuffa” spesso non risolve il problema
La muffa visibile è il risultato finale.
Coprirla o eliminarla senza modificare le condizioni che ne hanno favorito la crescita significa spesso vederla ricomparire.
Lo stesso vale per una pittura applicata sopra una parete interessata da infiltrazione o risalita.
↓
Eliminazione della causa
↓
Tempo di asciugatura
↓
Ripristino
Termocamera, igrometro e misuratore di umidità: qual è il migliore?
Non esiste uno strumento migliore in assoluto.
Dipende dalla domanda alla quale vogliamo rispondere.
- Termocamera: temperature superficiali e anomalie termiche.
- Termoigrometro: temperatura e umidità dell'aria.
- Datalogger: andamento dei valori nel tempo.
- Misuratore elettrico: mappatura comparativa della superficie, con i limiti legati a materiale e sali.
- Prelievi: analisi più approfondite del materiale.
- Analisi dei sali: informazioni aggiuntive sulla muratura e sulla sua storia.
Nessuno di questi strumenti è:
“la macchina che dice automaticamente da dove arriva l'acqua”.
La diagnosi deriva dalla combinazione e dall'interpretazione dei dati.
Quando sono giustificate indagini invasive?
Non tutte le macchie richiedono demolizioni o carotaggi.
Ma un approfondimento può essere opportuno quando:
- il problema è importante o ricorrente;
- non esiste una causa evidente;
- le misure superficiali sono contraddittorie;
- si sospetta una risalita;
- occorre verificare una stratigrafia;
- si sospetta una perdita nascosta;
- precedenti interventi non hanno funzionato;
- deve essere progettato un intervento costoso;
- bisogna accertare eventuali responsabilità.
“Un piccolo saggio mirato può essere molto meno costoso di un grande intervento realizzato sulla causa sbagliata.”
Quando può essere utile una verifica tecnica
Può essere opportuno approfondire soprattutto quando:
- il problema ricompare dopo precedenti interventi;
- non è chiaro se si tratti di condensa o infiltrazione;
- la muratura è deteriorata nella parte inferiore;
- sono presenti efflorescenze o sali;
- la macchia varia dopo le precipitazioni;
- il gocciolamento compare lontano da una causa evidente;
- si sospetta una perdita nascosta;
- sono possibili più fenomeni contemporaneamente;
- occorre scegliere fra interventi molto differenti;
- sono necessari accertamenti su eventuali difetti costruttivi.
La finalità della verifica non dovrebbe essere semplicemente rilevare la presenza di umidità, ma individuare con ragionevole attendibilità:
- sorgente;
- percorso;
- meccanismo che mantiene il problema.